Palazzo Pietromarchi è una residenza nobiliare costruita nel Trecento dalla famiglia dei conti Bulgarelli di Marsciano. Grazie a un finanziamento del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, il Comune di Marsciano lo ha completamente ristrutturato ed inaugurato il 21 marzo 2004.
Nei suoi locali ha sede il nucleo centrale del Museo Dinamico del Laterizio e delle Terrecotte e si tengono una serie di iniziative e attività che fanno del Palazzo il fulcro dell’offerta culturale di tutto il sistema museale e del territorio.
Palazzo Pietromarchi è il vero e proprio baricentro del Museo: da esso partono gli itinerari e le visite alle altre sedi espositive del territorio di Marsciano.
Di particolare interesse le sale riservate alle mostre temporanee e ai convegni scientifici.
Nel Palazzo è inoltre esposta una Madonna in trono con Bambino con gli angeli, san Silvestro e san Rocco di ambito del Pinturicchio, databile intorno al 1500.
Completa l’offerta una sezione dedicata ad artisti che hanno utilizzato l’argilla come materia prima, il cui primo nucleo è costituito da una selezione delle opere dello scultore marscianese Antonio Ranocchia (1915-1989).
Al primo e al secondo piano del Palazzo si trovano i diversi nuclei dell’esposizione: i laterizi realizzati sia in maniera artigianale sia industriale, un corredo tombale etrusco, le terrecotte etrusco-romane (materiale reso disponibile dalla Soprintendenza Archeologica per l’Umbria), le terrecotte architettoniche, le terrecotte invetriate e una serie di grandi orci.
L’allestimento museale di Palazzo Pietromarchi ricostruisce il contesto in cui si colloca la vicenda produttiva del laterizio: oltre a illustrare le vicende storiche del Palazzo, le fasi e i criteri del restauro, contiene i reperti dell’attività umana nell’area del Comune di Marsciano dall’età antica a oggi, con particolare riferimento alle attività produttive legate al laterizio e alle terrecotte.

Le terrecotte
 I manufatti in argilla cotta esposti nel Museo sono di epoca compresa fra il XVI e il XX secolo; data la scarsa evoluzione delle forme, a causa della preminenza della funzione d’uso sulla decorazione, sono da ritenersi analoghi a produzioni di periodi antecedenti. L’esposizione museale, pertanto, segue criteri di ordinamento morfologico e funzionale, nell’intento di fornire una visione d’insieme del repertorio produttivo delle botteghe umbre del passato: la mancanza di decorazione, la similitudine delle forme e dei materiali impiegati, infatti, non rende possibile un’identificazione esatta della provenienza, né, in molti casi, una cronologia certa. Oltre che sul contesto domestico o agricolo-industriale in cui gli utensili di terracotta venivano utilizzati, inoltre, l’attenzione documentale è posta sul contesto produttivo, proponendosi il Museo come un campionario di bottega.
Questa prospettiva è sembrata quella più capace di evidenziare l’apporto creativo del vasaio, depositario di antichi magisteri custoditi come segreti di un’arte “alquanto sporca e vile, ma polita e comoda per gli altri, perché tutto il mangiare si fa in vasi di terra e la cucina non adopra maggiormente che pignatte e catini, che vengono dalla mano dei boccalari” (Tommaso Garzoni, 1589).
L’importanza istituzionale dei pignattari di Marsciano era nota già dagli studi sugli antichi statuti comunali pubblicati da Riccieri (1914) e Cavallucci (1984), ma la recente scoperta di un documento nell’archivio notarile di Marsciano risalente al 30 giugno 1528, ha rivelato la presenza di un consistente apparato produttivo rappresentato da almeno ventinove ollai, cioè pignattari, e di un’organizzazione corporativa sufficientemente evoluta.
Successivamente, le testimonianze del commissario pontificio Cipriano Piccolpasso, del cardinale Innocenzo Malvasia, in visita in Umbria nel 1587, e dell’accademico e storiografo perugino Cesare Crispolti attestano che Marsciano – nella seconda metà del Cinquecento – è oramai una sorta di capitale delle terrecotte, mentre, più tardi, la parallela produzione di laterizi ne accrescerà ulteriormente l’importanza.
Sono invece ancora ignote le origini più antiche su cui la fiorente produzione cinquecentesca deve essersi innestata. Le favorevoli condizioni di Marsciano quanto a disponibilità di materie prime (argilla e boschi da cui ricavare legna da ardere), la sua posizione strategica per i commerci e la vivace economia locale, sono fattori considerati alla base dello sviluppo delle attività ceramiche, così come la collocazione della città nel bacino della media valle del Tevere, zona ad elevata vocazione ceramistica per la presenza di Deruta e, in passato, anche delle fornaci di Torgiano, Collazzone e Todi, autorizzano a ipotizzare origini remote delle terrecotte marscianesi.
In epoca moderna, mentre l’industrializzazione ha privilegiato la produzione di laterizi e ha portato Marsciano a rappresentare uno dei principali centri nazionali, la produzione di terrecotte invetriate ha visto un progressivo declino fino praticamente a scomparire nel secondo dopoguerra, soppiantata dall’utilizzo di materiali metallici e plastici nella fabbricazione industriale di stoviglie, utensili domestici e per l’agricoltura. L’ultima officina marscianese, la bottega di Alessandro e Marina Passerini si è fermata nella metà negli anni ottanta.
Nella parte espositiva del museo non è stato possibile ordinare un percorso cronologico dei materiali, tale da documentare i vari periodi di sviluppo delle produzioni di terrecotte invetriate umbre e in particolare quelle di Marsciano; numerosi infatti sono i periodi storici, a partire dal Rinascimento, che presentano vuoti di materiali e oggettive difficoltà delle loro classificazioni. È stata ritenuta più idonea una campionatura tipo-morfologica, ordinata per tematiche, con funzione di recupero del valore d’uso dell’oggetto, ricorrendo all’ausilio di schede grafiche o di ambientazione fotografica e dove necessario, per la mancanza di materiali originali da documentare, sono stati sostituiti con oggetti contemporanei fatti eseguire appositamente, su disegno.
Nei pannelli espositivi situati lungo il percorso viene inoltre raffigurata sia la caratterizzazione storica delle fornaci e dei prodotti, che la documentazione d’archivio e, infine, i siti di produzione.
La sezione didattica delle terrecotte documenta la bottega del vasaio con tutte le fasi di lavorazione, dalla materia prima fino all’oggetto finito, accompagnati da riproduzioni di stampe antiche, vari utensili e strumenti, dal tornio a pedale alle macchine per l’argilla, alle materie per il rivestimento e per la decorazione (sabbia, feccia di vino, ossido di piombo, di stagno, di ferro, di manganese, di rame e argilla da ingobbio), i sistemi di cottura e i metodi di infornatura.
Per rappresentare in forma didattica i vari risultati conseguibili viene proposta in esposizione una pentola (pignatta) di circa 30 cm di altezza in differenziate soluzioni produttive: una in argilla cruda, una in argilla cotta, una a biscotto invetriata, una invetriata e cotta di colore nero, una invetriata e cotta di colore miele, una decorata a fresco con ingobbio, una a biscotto con la stessa decorazione, con tocchi di verde ramina, e un’altra identica invetriata e cotta. Una parte di questa sezione è dedicata alla documentazione della tecnica del restauro dei manufatti (ben diversa da quella estetico-conservativa delle opere d’arte) con alcuni autentici esempi – una forma chiusa e una aperta – restaurati con un fitto reticolo di filo di ferro appositamente tramato dal “ferrapignatte”.
I pannelli espositivi di questa sezione documentano questo antico mestiere attraverso immagini d’epoca.
Una particolare enfasi assume il corridoio che precede la sala espositiva, dove sono stati esposti otto grandi orci delle Fornaci Coppoli e Vincenti di Sant’Enea. Un pannello con immagine di un vecchio molino da olio rende l’idea del concreto utilizzo di questi contenitori.

I laterizi
La sezione del Museo di Palazzo Pietromarchi dedicata ai laterizi si affianca e completa le esposizioni delle antenne museali di Compignano e Spina ricollegandosi per tematismi alle restaurate fornaci di San Fortunato e Compignano. Essa presenta la produzione e l’uso dei laterizi, dall’antichità ai giorni nostri, dal punto di vista delle tecniche, delle abilità professionali e degli strumenti della produzione, esponendo materiali fittili (mattoni, tegole, canali, pianelle, ecc.) risalenti all’età classica accanto a quelli prodotti e utilizzati dal XIII al XIX secolo fino alle produzioni industriali più recenti.
Il laterizio è uno dei più antichi e diffusi materiali da costruzione. La semplicità della preparazione e della lavorazione, unite alla resistenza, ne hanno fatto il materiale edilizio per eccellenza.
Sono uniti nella comune denominazione di laterizio prodotti accomunati dalla stessa origine e dallo stesso procedimento di fabbricazione ma differenti per forme e funzioni.
Il mattone è stato uno dei primi elementi per l’edilizia ed è rimasto il principale di questi prodotti; è nato, in sostituzione della pietra e del mattone in argilla essiccata, almeno cinquemila anni fa e da allora è stato impiegato nella costruzione di murature da tutte le civiltà, soprattutto da quella romana che ne ha esteso notevolmente l’utilizzo. Per poter disporre di componenti più leggeri e resistenti, in modo da realizzare costruzioni a più piani, i romani cominciarono a cuocerli in apposite fornaci con una tecnica che è rimasta sostanzialmente immutata fino alla rivoluzione industriale.
Come in tutti gli altri settori, la nuova produzione industriale si è avvalsa dell’introduzione di macchine che hanno sostituito il lavoro manuale, diversificato i prodotti migliorandone la qualità ed incrementandone le quantità. L’innovazione più rilevante è rappresentata dal forno a fiamma continua brevettato nel 1858 da Hoffmann e Licht e dalle macchine trafilatrici, capaci di foggiare laterizi più leggeri, quindi più funzionali alle esigenze dell’edilizia moderna.
A Marsciano queste innovazioni vengono introdotte dalle Fornaci Briziarelli, la cui attività risale alla fine dell’Ottocento. L’azienda riesce, dagli anni Venti del Novecento, ad avviare un processo di concentrazione e di innovazione del settore dei laterizi che l’ha portata a diventare una delle maggiori industrie nazionali per capacità produttiva e per qualità.
Una particolare attenzione è dedicata alle terrecotte architettoniche, realizzate tra gli anni Venti e gli anni Quaranta del Novecento da un apposito reparto delle Fornaci attivo nella fabbrica oggi nota come “La Ceramica”.
Attraverso l’esposizione dei prodotti e della pannellistica contenuti nel Museo si è cercato di consentire agli utenti di esplorare l’evoluzione della produzione e dei diversi usi dell’argilla cotta dall’antichità ai giorni nostri, illustrando anche la sua esemplificazione in Umbria attraverso l’analisi di sei temi.
Il primo tema è quello del laterizio, delle sue forme e dei suoi usi nell’età antica – nell’area compresa tra Orvieto e Perugia – evidenziando in particolare il ruolo svolto dalla via Orvietana e dai centri che si trovano lungo il suo percorso. Il materiale e le tecniche usate in età classica sono illustrate grazie alle numerose immagini dei laterizi umbri dell’età etrusca e romana, nonché alla cartografia dell’area territoriale di riferimento che dà conto della localizzazione e dello sviluppo dei centri abitati nel territorio, della viabilità, dell’idrografia e della densità abitativa.
Lo stesso tema è stato affrontato anche per il lungo arco di tempo che va dal Medioevo all’età moderna. In particolare sono stati cartografati, a varie epoche, i principali centri di produzione umbri, definiti per quanto possibile i flussi di mercato, esponendo peraltro immagini relative all’uso del laterizio fra XIII e XIX secolo. Oltre ai particolari tipologici si sono utilizzate foto di edifici costruiti in laterizio sia nelle città sia nel contado.
Il terzo tema affrontato è quello concernente le diverse tipologie di fornaci tradizionali. A tale fine sono stati redatti appositi schemi esplicativi e descrizioni generali del ciclo produttivo.
Il quarto tema documenta Marsciano e il suo territorio: in primo luogo si è costruita una cartografia demografica che illustra le variazioni della popolazione nei diversi centri, con il lento ma costante processo di crescita del centro principale. In secondo luogo si è definito, attraverso rappresentazioni grafiche, il mutare dei limiti amministrativi dei singoli centri, l’uso e la proprietà del suolo negli ultimi tre secoli: ciò è stato possibile censendo i dati desumibili dal Catasto Chiesa, dal Catasto Gregoriano e dal catastino del 1925.
Il tema successivo è quello dello sviluppo delle imprese industriali a Marsciano, con particolare riferimento all’attività di produzione del laterizio e alle Fornaci Briziarelli nell’arco di tempo compreso tra la fine del XIX e i giorni nostri.
L’ultimo tema documentato è rappresentato dall’uso del laterizio, illustrato attraverso cartografie e itinerari fotografici capaci di documentarne l’uso nell’edilizia di pregio, nell’edilizia civile e monumentale, al di fuori dell’Umbria.

testo di Marusca Ceccarini

© Copyright 2005 - supermuseolaterizio
 
aggiornato al 28-04-2008