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(EX FABBRICA DELLE PIASTRELLE)
I laterizi in forma di terrecotte architettoniche trovarono ben presto impiego come elementi decorativi soprattutto nell’architettura francese dell’Ottocento (parigina in particolare) quando si cominciarono a rivestire di terrecotte smaltate i cortili interni e le cucine dei palazzi.Precursore in Italia della produzione di terrecotte architettoniche fu Andrea Boni, che nel 1850 avviò un laboratorio a Milano. Nella seconda metà dell’Ottocento anche in Umbria si attivarono alcuni laboratori artistici per la produzione di terrecotte architettoniche e monumentali. Nel 1858 a Perugia è attivo Raffaele Angeletti, che più tardi si associa a Francesco Biscarini, dando vita ad una consistente produzione di terrecotte architettoniche e plastiche presenti anche all’esposizione parigina nel 1878. Oltre ai due perugini sono attivi in Umbria anche gli scultori ternani Gaetano Possenti e Luigi Matascioli, mentre a Città di Castello ha una fornace l’artista Filippo Muscini.Nei primi decenni del Novecento – quando era già forte la concorrenza del cemento a presa rapida, che rendeva più facile ed economica la creazione in opera di decorazioni anche elaborate – venne costituita a Marsciano, il 30 giugno 1924, “La Ceramica di Marsciano”. L’impresa, provvista di un capitale sociale di 150.000 lire, aveva come scopo statutario la fabbricazione di mattonelle smaltate (piastrelle) per pavimento e per rivestimento, insieme ad ogni altro lavoro inerente le maioliche.La fabbricazione avveniva nello stabilimento, costruito nei pressi delle Fornaci Briziarelli, conosciuto come “La Ceramica”, per le piastrelle decorate con motivi floreali e volti di donna che furono collocate tra le sue finestre. La direzione della sezione artistica di terrecotte fu affidata al professor Piero Guaitini, docente dell’Istituto d’Arte di Perugia e allievo di Francesco Biscarini, con l’obiettivo primario di formare personale in grado di realizzare manufatti scultorei e decorativi secondo le richieste dei committenti. A questa scuola si formano scultori come Mariano Laura, Teodoro Coletti e Antonio Ranocchia.Nello stabilimento si svolgeva l’attività di modellazione di argilla, di fabbricazione degli stampi in gesso, di produzione di manufatti architettonici e decorativo in terracotta. In questo periodo vennero prodotti elementi ornamentali per chiese e cappelle: rosoni, balaustre, tabernacoli e altari.Nella fabbrica de “La Ceramica”, la lavorazione si mantenne continua per tutto il periodo di attività. Per realizzare gli elementi decorativi e architettonici occorreva una grande professionalità, sia nella foggiatura sia nella formatura degli stampi, alcuni dei quali complessi a causa dei numerosi dettagli del disegno decorativo e del numero dei tasselli necessari a compensare la presenza dei sottosquadri (rientranze della forma che non ne permettono l’estrazione in un solo pezzo). Tra la fine degli anni Trenta e l’inizio dei Quaranta del Novecento, da una parte la situazione economica generale, dall’altra la forte diffusione del cemento, materiale più versatile dell’argilla per la realizzazione di elementi decorativi architettonici, determinarono la cessazione di quell’esperienza produttiva.La maggior parte degli stampi usati sono ancora conservati presso lo stabilimento di Marsciano della FBM, mentre alcuni, grazie alla disponibilità della stessa azienda, sono esposti nella sede museale di Palazzo Pietromachi.L’edificio, una volta restaurato diventerà la sede della sezione di Archeologia industriale del Museo Dinamico del Laterizio e delle Terrecotte.Il manufatto edilizio, per la sua storia, si configura come la struttura ideale per un museo di archeologia industriale dedicato al laterizio frutto delle lavorazioni meccanizzate tipicamente moderne. Il recupero dell’immobile, secondo il progetto messo a punto dall’ingegner Vetturini, consentirà di utilizzare un monumento della produzione per illustrare come questa si è evoluta dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri nonché di indicare i settori, le materie e i prodotti verso i quali si va indirizzando oggigiorno.L’allestimento prevede, oltre a pannelli esplicativi e reperti, anche l’esposizione di numerose macchine emblematiche delle trasformazioni registrate dall’attività di produzione del laterizio nel passaggio dalla fase artigianale a quella industriale, nonché una sezione dedicata all’innovazione dei laterizi, cioè agli studi e alle realizzazioni di prodotti laterizi (forati o pieni) rinforzati con tessuti in FRP in “multistrato” e in “lamellare” (soluzioni tecniche oggetto di deposito di brevetto e di registrazione da parte del prof. Antonio Borri).
testo di Marusca Ceccarini
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| aggiornato
al 23-04-2008 |
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