Il pavimento in laterizio appartiene alla nostra memoria collettiva legato com’è sia all’architettura monumentale che all’edilizia cittadina o a quella diffusa nel paesaggio rurale: icona, immagine, intonazione colorica familiare che ci parla di stile italiano dell’abitare, del vivere le città storiche del Paese. La cultura progettuale contemporanea più sensibile, interessata a non recidere ogni legame con l’identità dell’architettura italiana, ha mantenuto in vita l’impiego della terracotta come materiale di pavimentazione aggiornandone i modi della composizione e delle tecniche di posa.
Come un linguaggio condiviso da lunga data il tema pavimentale è capace di dare riconoscibilità, valore agli ambienti interni ed articolarli in una visione che connette la percezione degli spazi compresi entro i limiti murari con quelli “slargati” interesterni dei giardini, delle corti, degli androni, dei portici fino agli spazi aperti cittadini dell’intorno paesaggistico.
Nella rassicurante ed avvolgente spazialità degli interni il pavimento in laterizio si espande su di un unico, vincolante, piano a due dimensioni, ma ciò non è limite al linguaggio dei progettisti: texture, linee di fuga, campi omogenei o geometrie variate declinano molteplici intonazioni del piano di calpestio posto a contrassegnare soglie, bordi, superfici dei singoli vani o ambienti contigui saldati dal materiale con forza riunificante. Le variazioni cromatiche e di superficie, la naturalità del cotto pavimentale entrano così nuovamente negli spazi coperti e circoscritti della vita contemporanea dell’uomo e della collettività.
Sono presenti in mostra casi esemplari, scelti per illustrare la resa della pavimentazione in cotto in contesti architettonici storici “riammodernati” o in nuovi spazi contemporanei per evidenziare la capacità di adattamento della “materia” laterizia: interni residenziali, luoghi di vita pubblica, musei, spazi sacri.
La composizione degli elementi in cotto, adattandosi ad ogni scala di intervento, svolge con naturalezza la funzione di caratterizzazione del suolo, di precisazione della gerarchia dei percorsi e dei rapporti di scala tra le parti e l’insieme; le linee guida del progetto, attraverso il disegno delle tessiture e la morbida cromaticità del materiale, definiscono la scansione e lo stile degli spazi non infrequentemente risolti in un continuum omogeneo ed unificate quando il laterizio si eleva, solido ed incorruttibile, anche nell’appiombo delle pareti.
Negli interventi di riqualificazione o di restauro delle preesistenze storiche il recupero delle pavimentazioni antiche in cotto o la posa di “ammattonati” nuovi che rieditano i vecchi, offrono agli spazi una forte personalità, mantenendo in vita i caratteri identitari della cultura materiale del Paese e delle tradizioni costruttive storiche attraverso il ripristino dei registri cromatici delle diverse argille regionali; la possibilità di accostamento di elementi in cotto di recupero e di nuova produzione è un’ulteriore prova del valore di lunga durata e di versatilità applicativa del materiale.
Anche negli esterni urbani l’uso di pavimentazioni in laterizio raggiunge, nella contemporaneità, registri qualitativi alti a testimonianza della riconfermata attualità e rappresentatività di tale soluzione progettuale applicata soprattutto negli spazi del vivere collettivo e sociale, negli ambiti protetti e condivisi di quella “città dei cittadini” che dobbiamo impegnarci a riconquistare.
Il percorso espositivo documenta un’articolata serie di casi studio inscritti nelle città d’Italia che, grazie ai formati e alla flessibilità di posa degli elementi laterizi, investono spazi pubblici a scale d’intervento diversificate.
Gli ammattonati urbani appaiono spesso come microcosmi fittamente disegnati dalla materia, luoghi dell’attraversamento o della sosta. Ecco allora che gli interventi progettuali illustrati mostrano la “rinascenza” del materiale - dopo decenni di ricoprimenti in asfalto o in materiali privi di appropriatezza, di memoria - nei variegati spazi pubblici ricondotti a caratteri umanizzanti e a familiarità collettiva.
In ambito urbano la modularità replicativa del laterizio risolve spesso il salto di quota e la pendenza, articola lo spazio aperto, potenzia - alla fine - l’azione del progetto rispetto alla obbligata bidimensionalità dei piani di calpestio d’interni attraverso un carattere tridimensionale, di percorso, di “movimento”. Taluni esempi progettuali si offrono attraverso la presenza materica totalizzante del rosso laterizio, senza soluzione di continuità tra giaciture orizzontali del suolo e quelle verticali dell’architettura, determinando una omogeneità, una definizione spaziale sottolineata, tipica delle strade e delle piazze storiche italiane.
La composizione delle tessiture pavimentali offre spesso la possibilità della saldatura tra interni ed esterni articolandone gli spazi di cerniera grazie alla continuità “narrativa” conferita dalla forza del materiale che si “srotola” senza difficoltà dagli ambienti confinati dell’architettura a quelli aperti della città.
A volte il linguaggio contemporaneo adotta la matrice segnica della griglia che abbina speso in contiguità d’uso cotto e pietra, con forte valore geometrizzante del suolo urbano rieditando per gli spazi dell’oggi le codificazioni della tradizione rinascimentale.
A comprovare il valore tecnico e architettonico “ritrovato” grazie ad un materiale contestualizzante alcuni grandi interventi urbani, firmati da progettisti italiani, replicano tale soluzione anche in altri contesti europei, quali l’Olanda ed il Belgio, in cui la tradizione costruttiva del laterizio (come in Italia) è radicata da sempre.
(V.D.B., D.T.)
Il Museo Dinamico di Marsciano è a disposizione per gli eventuali proprietari di diritti sulle immagini riprodotte, nel caso non si fosse riusciti a reperirli per chiedere la debita autorizzazione.
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