LA RINASCENZA
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La pavimentazione, sia nella dimensione domestica che nello spazio urbano, acquisisce nel corso del Rinascimento un’importanza progressivamente crescente, uniformandosi al concetto di regolarità, simmetria e venustas che informa l’architettura al pari degli elementi decorativi. L’utilizzazione di materiali pregiati quali marmi, porfidi, graniti e serpentini come citazione dall’Antico, fra ‘400 e ‘500 si accompagna ad un impiego diffuso e continuativo - anche nell’architettura nobiliare e monumentale in genere - di elementi in cotto che vanno migliorando in termini sia di qualità di materia prima, sia di procedimento di cottura; si nota inoltre un avanzamento deciso verso una crescente innovazione relativamente ai formati e alla decorazione superficiale dei singoli elementi. A partire dalla metà del XVI secolo, inoltre, anche il disegno pavimentale nella qualità cromatica e geometrica dei suoi componenti in cotto diviene un strumento tutt’altro che secondario nell’economia della progettazione generale, attraverso il quale esprimere i virtuosismi tecnici e decorativi nelle corde dei singoli artefici, che trovano in questa parte dell’edificio un testo dove è possibile dar ennesima prova della propria “bella maniera”, per dirla con le parole di Giorgio Vasari.
Se gli statuti quattrocenteschi dei fornaciai toscani ed umbri offrono un ampio panorama delle tipologie di lavoro quadro destinato alle pavimentazioni (quadrucci, quadroni, pianelle etc.), sono gli esempi ancor oggi rimasti a presentare una casistica varia e complessa - se pur parziale, a causa delle caratteristiche degli oggetti, sottoposti più di altri elementi ai danni dell’usura e del tempo- della produzione pavimentale di Età moderna, la cui riscoperta e valorizzazione si può considerare un tema di ricerca il cui approfondimento è in una fase ancora aurorale, a dispetto delle oggettive valenze formali e storiche che tali esempi costituiscono nel quadro della produzione architettonica del periodo.
L’attenzione si è appuntata su alcuni casi dell’Italia centrale che esemplificano a nostro avviso in modo significativo una serie di tematismi che si possono così enucleare: il recupero dell’opus spicatum dall’Antichità, rivisitato nelle dimensioni dei singoli elementi e nella loro giacitura, oltre che rinnovato nell’impiego, a quanto pare mutuato direttamente dalla pittura, come campiture di reticolati geometrico-prospettici realizzati in pietra arenaria o in altri materiali pregiati (marmo, travertino etc.); il cotto inciso o stampato, cioè con un intarsio realizzato incidendo il motivo decorativo con una matrice sulla superficie della mattonella; l’uso di elementi di formati diversi (sia standardizzati che pezzi speciali), che consente la realizzazione di originali schemi decorativi, così che, nell’ambito della omogeneità cromatica del cotto, si affida alla complessità geometrica del disegno la valorizzazione estetica di superfici pavimentali particolarmente estese; infine, la bicromia (o tricromia) delle superfici cinque-seicentesche, che è ottenuta utilizzando elementi tradizionali uniti a elementi di tonalità molto più chiare dal giallo al grigio (ottenuti dalla cottura di terre ricche di calcio, secondo una lavorazione che sembra derivare direttamente dalla tradizione quattrocentesca dei pavimenti policromi in terracotta invetriata), spesso tagliati a misura, sulla base di pregevoli disegni che apparentano tale tecnica pavimentale a quella dell’intarsio marmoreo.
I restauri, le operazioni di ripristino o di sostituzione in stile rendono l’approccio a questi oggetti tutt’altro che lineare, ma già a questa prima analisi si delinea un quadro di estremo interesse, in cui la geografia dei luoghi, incrociata con una costruenda griglia cronologica e tematica, definisce aree omogenee per qualità e tipologia dei materiali impiegati; l’auspicio è quello di creare un utile mezzo per datare con maggior certezza le innumerevoli superfici pavimentali realizzate fra il XV e il XVIII secolo che punteggiano il nostro paese e che attendono solo di essere riscoperte e valorizzate, secondo campagne di recupero sempre più consapevoli.

(E.F.)

 

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aggiornato al 20-12-2005